Con il decreto fiscale di marzo 2026, il legislatore ha fatto marcia indietro sulle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 in materia di tassazione di dividendi e plusvalenze. Vengono infatti eliminate, con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2026, le soglie minime di partecipazione o investimento previste per accedere ai regimi fiscali agevolati. Tornano quindi in vigore le regole precedenti, garantendo maggiore semplicità operativa e continuità applicativa per imprese e investitori.
Le novità e i requisiti
Il recente decreto fiscale di fine marzo (art. 11 del D.L. 38/2026) segna un’inversione netta rispetto
alle novità introdotte solo pochi mesi fa con la legge di Bilancio 2026. Con effetto retroattivo dal
01.01. 2026, viene infatti ripristinata la disciplina precedente in materia di tassazione dei dividendi
e delle plusvalenze, cancellando di fatto le restrizioni appena introdotte.
La legge di Bilancio aveva previsto un irrigidimento significativo dei requisiti per accedere ai regimi
di favore, introducendo soglie quantitative precise: una partecipazione minima del 5% oppure un
investimento con valore fiscale non inferiore ad euro 500.000,00
Le criticità evidenziate da imprese e operatori
Solo al superamento di tali condizioni sarebbe stato possibile beneficiare della parziale esenzione,
sia per i dividendi sia per le plusvalenze (PEX). L’obiettivo era quello di rendere più coerente il
sistema ed evitare disallineamenti tra tassazione dei flussi durante la detenzione e quella al
momento della cessione.
Queste modifiche avevano però suscitato forti perplessità tra operatori ed imprese, soprattutto
per l’impatto sulle partecipazioni di dimensioni medio-piccole e per la maggiore complessità
operativa. Inoltre, erano state introdotte analoghe condizioni anche per i soggetti esteri UE/SEE
che intendono beneficiare di ritenute ridotte sui dividendi, nel tentativo di garantire un trattamento
fiscale uniforme tra residenti e non residenti.
Il ritorno al regime precedente
Il decreto fiscale interviene ora in modo deciso: vengono eliminate le nuove soglie e si torna al
regime previgente, senza più vincoli quantitativi legati alla dimensione della partecipazione. In
sostanza, i regimi di dividend exemption e participation exemption tornano ad applicarsi secondo
le regole tradizionali, ristabilendo un quadro normativo noto e consolidato.
Particolarmente rilevante è la scelta della decorrenza retroattiva. Il ritorno alla disciplina
precedente dal 01.01.2026 consente, almeno sul piano operativo, di evitare discontinuità
applicative e possibili complicazioni per imprese e professionisti, che altrimenti si sarebbero trovati
a gestire regole diverse nello stesso periodo d’imposta.
Considerazioni finali
In definitiva, il legislatore compie un passo indietro che può essere letto come una risposta alle
criticità emerse nei primi mesi di applicazione della riforma. Il risultato è un sistema che, almeno
per ora, privilegia stabilità e semplicità rispetto a interventi selettivi basati sulla dimensione degli
investimenti. Resta però evidente una certa volatilità normativa, che richiede agli operatori
attenzione costante e capacità di adattamento.
Read more stories





