La Legge di Bilancio 2026 proroga l’iperammortamento per gli investimenti in beni strumentali 4.0 fino al 30 settembre 2028, introducendo l’obbligo che i beni agevolati siano prodotti nell’Unione Europea o nello Spazio Economico Europeo. Vengono invece eliminate le maggiorazioni legate all’efficienza energetica, mentre restano confermate le aliquote agevolative e viene ampliato l’elenco dei beni ammessi, con particolare attenzione a digitalizzazione, intelligenza artificiale e cybersecurity.
La reintroduzione dell’iperammortamento per i beni strumentali 4.0, prevista dal Disegno di Legge
di Bilancio, esce dall’esame parlamentare con un impianto profondamente rivisto.
Le modifiche approvate ampliano in modo significativo l’orizzonte temporale dell’agevolazione,
ma al tempo stesso eliminano la componente ambientale che caratterizzava la proposta originaria.
Un periodo agevolato molto più ampio
La novità più rilevante riguarda la durata dell’iperammortamento. L’agevolazione si applicherà agli
investimenti effettuati dal 01.01.2026 al 30.09.2028, senza più meccanismi di prenotazione o
vincoli intermedi.
Si tratta di un’estensione temporale rilevante, che consente alle imprese di programmare gli
investimenti su un arco di medio periodo, superando l’approccio emergenziale che aveva
caratterizzato le precedenti versioni della misura.
Il nuovo requisito di origine europea
Accanto all’estensione temporale, viene introdotto un requisito inedito:
l’iperammortamento è riconosciuto solo per beni prodotti nell’Unione europea o nello Spazio
economico europeo.
La disposizione risponde a una logica di politica industriale europea, volta a rafforzare l’autonomia
strategica e le filiere produttive interne. Tuttavia, il requisito solleva questioni interpretative,
soprattutto con riferimento ai beni immateriali (software, piattaforme digitali, soluzioni cloud), per
i quali il concetto di “luogo di produzione” non è sempre facilmente individuabile. Su questi aspetti
sarà determinante il decreto attuativo.
Stop alle maggiorazioni per l’efficienza energetica
Il cambiamento più significativo riguarda però la soppressione delle maggiorazioni “green”.
Risultano infatti eliminati i meccanismi che, nella versione originaria, premiavano gli investimenti
capaci di generare riduzioni misurabili dei consumi energetici.
Vengono meno:
- e aliquote maggiorate legate al miglioramento dell’efficienza energetica;
- le presunzioni di risparmio previste in caso di sostituzione di beni obsoleti, progetti Esco o
installazione di impianti fotovoltaici ad alta efficienza; - il coinvolgimento del Ministero dell’Ambiente nel decreto attuativo
L’iperammortamento perde così la sua impostazione integrata digitale–ambientale, distinguendosi
nettamente dalle misure di Transizione 5.0.
Aliquote e beneficio fiscalenni
Restano invece invariate le aliquote base:
- 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
- 100% da 2,5 a 10 milioni;
- 50% da 10 a 20 milioni.
Il beneficio fiscale effettivo rimane significativo, pur risultando inferiore rispetto agli incentivi legati
alla transizione energetica previsti da altri strumenti.
Nuovi elenchi dei beni agevolabili
Cambiano anche gli allegati che individuano i beni agevolabili:
- ’allegato III-bis per i beni materiali, aggiornato e ampliato (con focus su infrastrutture
digitali, AI, cybersecurity); - l’allegato III-ter per i beni immateriali, che include soluzioni avanzate di intelligenza
artificiale, piattaforme dati, software per la sostenibilità e lo sviluppo digitale.
Vengono inoltre introdotte esclusioni esplicite (personal computer – tablet – notebook – stampanti
– scanner – periferiche per ufficio – apparati di rete domestici o per uffici – sistemi di archiviazione
non integrati con i processi operativi), utili a ridurre le incertezze interpretative del passato.
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